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Viaggio negli Scritti di Padre Giuseppe Marrazzo PDF Stampa E-mail
Scritto da admin   
Giovedì 16 Febbraio 2017 14:56

Pagine di una vita

di Miryam Delle Rocce

Con trepidazione e rispetto in questi anni ho messo mani, occhi e cuore nei tuoi Scritti non destinati alla pubblicazione, ma affidati a taccuini, quaderni, agende, diari e fogli sparsi.

NEL SEGRETO DEL CUORE

Affioravano l’anima profonda, i desideri, i propositi, le mancanze, i progetti, le speranze di una vocazione che giorno su giorno si affinava nell’impietosa analisi della coscienza, nel riconoscimento dei propri limiti e nella dichiarata “incorrispondenza” di fronte al Signore.

Un esercizio di ascesi durato una vita prima di giungere a “riconciliarsi con sé” nella preghiera: «Signore Gesù, io mi accetto come un dono. Le tue mani mi hanno fatto e plasmato. Signore Gesù, tu mi hai fatto così. Mi va bene così.

Ti rendo grazie. Sono felice di quello che sono. Non sono una perfezione ...la perfezione nelle cose umane non esiste. Ma sono qualcosa voluta da te. Col tuo aiuto cercherò di fare trafficare questo tuo talento. Ma mi accetto gioiosamente così come sono». E io, che ti conoscevo solo di vista, ti dico grazie per avermi consentito di scendere nei sotterranei del tuo “io” e coglierne le vibrazioni più profonde e segrete ricostruendo in filigrana, pagina su pagina, un percorso di vita radicato nell’affidamento fiducioso a Maria,Vergine del sì, e nella misericordia infinita di Dio che tutti accoglie e perdona perché ama. Il tuo frequente invito: “Innamorati di Gesù” e “Fatti santo”. «Padre Marrazzo si è fatto santo da solo». Così commentava un tuo confratello, rammaricandosi di non aver riconosciuto, pur vivendoti accanto per anni, l’assiduità del tuo impegno che passava inosservato: «Non me ne sono accorto».

PADRE NEL CUORE DEL SANTO PADRE

Piccolo di statura, umile ma estremamente determinato. Una foto ti ritrae durante un’udienza pontificia del 1973 quando, violando le regole del protocollo, con gesto furtivo e la commozione nello sguardo, riuscisti ad allungare la tua mano verso quella di Paolo VI per consegnarli una lettera. Non chiedevi niente per te. Ti bastava che l’intuizione della Maternità Sacerdotale, sorta e maturata negli anni, fosse a conoscenza del Papa, un confidarsi del tuo cuore di padre al cuore più grande del Santo Padre.

Niente di più. Né potevi immaginare che la tua intuizione avrebbe fatto strada, nei decenni successivi, nella riflessione della Chiesa. Eppure anche allora non mancarono critiche: «Non si fa così; si va per via gerarchica».

SEMPRE CON LA MANO TESA

Ti sei speso soprattutto nel ministero della Riconciliazione. Ricondurre al Signore le anime, accolte nel perdono e nella misericordia di Dio, è stato per quasi cinquant’anni lo scopo della tua vita. Venivano a te da ogni parte, segnati da situazioni pesanti. Portavano la fatica, il dolore, le ferite, la sofferenza e anche la disperazione. Non ti sottraevi mai, neanche quando la stanchezza ti sfiniva. Tu c’eri sempre per tutti, senza orario, nei giorni feriali e festivi e ti piegavi su tutti e su tutte le miserie.

Tendevi la mano e facevi tua l’infelicità dell’altro. Non davi solo consolazione, seminavi speranza. Il tuo abbraccio era l’abbraccio di Dio e tanti l’hanno sperimentato.

Tu sei e resti un “piccolo” del Regno su cui il Signore - che guarda il cuore e non l’apparenza - ha posato lo sguardo e ti ha preso “di mezzo ai campi e di mezzo alle pecore”.

OLTRE LO STRETTO DI MESSINA

Ora i tuoi Scritti, testimonianza autentica e sincera del tuo andare giorno su giorno - “Grazie, Signore, di questo nuovo giorno” – hanno varcato lo stretto di Messina per essere letti, esaminati, studiati in Vaticano dalla Congregazione per le Cause dei Santi. Altre mani, altri occhi ... Prima di chiuderli in faldoni li ho sfogliati un’ultima volta col rispetto di sempre ed è stato come sfogliare pagine di vita. È quasi l’alba.

Nelle ore che stanno tra l’oscurità e il baluginare della luce la tua mano ha sfiorato la mia e mi sono svegliata. Non ti ho visto, né avrei potuto vederti,ma tu c’eri discreto, silenzioso, quasi per non disturbare. Sei venuto forse a salutarmi?

 

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