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La preghiera non si deve mai lasciare PDF Stampa E-mail
Scritto da admin   
Martedì 04 Luglio 2017 09:06

Sfogliando il diario di don Peppino (nome con cui familiarmente era chiamato padre Giuseppe) leggiamo che «bisogna essere uomo di preghiera e questa non si deve mai lasciare; se si ha un minuto di tempo libero, subito pregare, cercare aiuto al Signore, alla Madonna all’Angelo custode a Santi». Probabilmente si tratta di un pensiero spirituale che il diciottenne novizio, fra’ Marrazzo, aveva ascoltato durante una conferenza e trascritto in data 13 aprile 1935. Evidentemente non è farina del suo sacco, infatti si esprime in forma impersonale. Ha trascritto una affermazione che certamente lo ha impressionato. A distanza di 34 anni, il 2 settembre 1969, scrivendo ad una figlia spirituale gli confida: «La mia giornata inizia con la preghiera, si chiude con la preghiera e si svolge nella preghiera e ne lavoro». Un testo formidabile per schiettezza e ricchezza di contenuto, uno spaccato di vita che vale più di mille parole.

 

La giornata inizia con la preghiera

Un confratello, che nel 1972 fu trasfe razzo aveva una intensa vita di preghiera. L’ho sperimentato personalmente. Quando fra’ Raffaele (il sacrista) andava in vacanza io lo sostituivo in tutto. Aprivo il Santuario tutte le mattine alle ore rito a Messina e visse vicino a don Peppino fino alla vigilia della morte, attesta che «padre Mar 6. Ricordo che il primo giorno lo trovai in chiesa a pregare, seduto nella prima fila di banchi. Incuriosito, il giorno dopo anticipai la levata e andai in chiesa alle 5,30: padre Marrazzo era già in preghiera In seguito – sempre incuriosito – anticipai la levata alle 5 e lo trovai già in preghiera. Sono certo che si alzava prestissimo per pregare. Del resto andava a riposare anche molto presto, verso le 21.Lovedevosempreassorto e raccolto. Nell’entrare in chiesa per aprire la porta del Santuario non si è mai girato per osservarmi o per salutarmi. Eppure facevo rumore!». Era normale trovare padre Giuseppe in Santuario alle 5 della mattina, come è normale il sorgere del sole. Solo la mattina del 30 novembre1992 il sacrista non lo trovò in preghiera: durante la notte era andato in Paradiso per vedere faccia a faccia Colui che fin dalle prime ore del giorno incontrava e intravedeva presente sotto il velo del pane eucaristico.

Preghiera, studio-lavoro

Sin da giovane studente propone «di pregare sempre nei ritagli di tempo». Questo non significa, come abbiamo visto, che dedichi al Signore gli scampoli della giornata, ma le ore più belle. Non è un mistero che al chierico Marrazzo piaceva pregare più che studiare! Tuttavia, consapevole dell’importanza dello studio, non tralasciava di piegarsi sui libri per apprendere le scienze umane e teologiche. Leggiamo in un appunto questo proposito:«Signore io voglio studiare perché questa è la tua volontà. O Gesù, insegnami a pregare studiando, fammi profittare nello studio; tutto farò a gloria tua e a salvezza dell’anima mia e di tutte le anime». Prima di ogni cosa viene l’uniformità con la volontà di Dio. In questo proponimento si intravede l’inscindibile unione tra Maria e Marta, tra preghiera e lavoro. Ha esercitato un’instancabile e  sorprendente azione apostolica perché ha trovato il tempo per sostare ai piedi del Signore. La preghiera, tuttavia,è il fondamento della sua azione e questa è la riprova della solidità della sua preghiera.

Il primato della carità

Preghiera e attività sono a servizio della carità o, meglio, sono due forme diverse del medesimo amore. La lunga immersione nella preghiera mattutina, che si prolunga nella giornata, consolida e dimostra il primato della carità. La visita a Gesù sacramentato non lo isola dai confratelli e dall’esercizio delle opere di misericordia. Giustamente osserva che «per la carità bisogna che ci sia intendimento tra noi confratelli, che ci amiamo con amore di benevolenza, che ci aiutiamo; specialmente visitare gli infermi e consolarli; dobbiamo visitare prima gli infermi anziché Gesù sacramentato, compartirci, sopportandoci a vicenda con amore (Ef 4,2); alcuni religiosi lasciano la vocazione per la mancanza di carità fraterna». Come si vede, la preghiera non è mai una fuga dalla vita; la stessa adorazione di Gesù presente nel Sacramento (alla quale non rinunciava) non può essere un alibi per evitare di piegarsi sullo stesso Signore presente nei confratelli, negli infermi, ecc. Padre Marrazzo è in linea con San t’Annibale e con San Filippo Neri il quale afferma che «lasciare i piaceri e le proprie preghiere per soccorrere i poveri è lasciare Cristo per Cristo; ed è grande perfezione che pochi lo sanno fare».

Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Luglio 2017 09:51
 

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