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Sono il “taxista delle anime” PDF Stampa E-mail
Scritto da admin   
Giovedì 31 Maggio 2018 13:58

Sono il “taxista delle anime”

In questa battuta padre Marrazzo riassume il suo sacerdozio.

 

 

L'8 luglio 1982, trovandosi a Carovigno (Br), sua città adottiva, p. Giuseppe affida al diario le sue riflessioni consentendoci di entrare nel segreto del suo cuore. «Mi sento come un taxi che deve portare le anime a Gesù. Sono il taxista delle anime. Senza di esse sarebbe inutile la mia vita». Don Peppino concepisce la vita sacerdotale come servizio, si considera mediatore tra Dio e gli uomini, sempre impegnato nel portare gratuitamente i fratelli a Padre e il Padre ai fratelli.

In servizio sempre e dovunque

 

Il tassista si reca prontamente ovunque è chiamato. Per p. Giuseppe, come per il tassista, non esistono luoghi preclusi al suo lavoro. Non esiste differenza tra ricchi e poveri, uomini e donne, ammalati e sani, giorno e notte, centro e periferia. Il taxista/Marrazzo è sempre a servizio di tutti indistintamente. Egli ha mille punti di partenza: il confessionale, il treno, la famiglia, il traghetto, la casa di riposo, ma una sola meta: Gesù. Con un pizzico di orgoglio dice al Signore: «Tu vedi che sono sempre pronto ad accogliere le tue anime. Tutti i giorni sono impegnato nel Santuario per le confessioni, sempre disponibile per chi ha bisogno di me. Vado incontro agli ammalati, racimolando tempo per dedicarlo ai fratelli sofferenti». Disponibile 24 ore su 24, anche di notte, quando gli altri reclamano il giusto riposo. Ogni sera si congedava dal confratello sacrista con queste parole: «Se qualcuno mi cerca rispondi che il padre sta riposando. Se mi cerca qualche ammalato chiamami immediatamente». Sul suo diario frequentemente leggiamo: «Ore 0,30, rientro dall'ospedale». «Ore 1,30 sono stato all'ospedale ed ho amministrato l'unzione degli infermi».

 

 

"Mandami grandi peccatori"

 

Un taxista inquieto quando nessuno lo cerca! Quando non è chiamato per confessare si sente in colpa, pensa siano i suoi peccati ad allontanare i penitenti, per questo invoca il Signore: «Mandami grandi peccatori». E il Signore lo ascolta! «Questa mattina – scrive – ho pregato il Signore perché mi mandasse grandi peccatori, ed ecco che appena conclusa la preghiera è arrivata una persona che non si confessava da 10 anni». Non sempre la preghiera viene immediatamente esaudita, tuttavia egli non si stanca di pregare: «Gesù, Gesù salvaci. Mandami anime, le attendo; è da 10 giorni che non confesso e Tu sai quanto desidero salvarti anime». Si rivolge con fiducia anche alla Madonna: «Mamma, mandami anime, anime da salvare e che mi aiutino a salvarmi». È persuaso che si salva mentre si dedica alla salvezza altrui.

 

Come tutti si preoccupa della propria reputazione, ma non per orgoglio, bensì per il bene delle anime e per amore del Signore. Le calunnie lo angustiano perché possono allontanare le persone dal suo confessionale. Per questa ragione chiede al Signore: «Risparmiami le calunnie che impediscono il mio ministero».

 

Pastore senza gregge

 

L'insistenza nel chiedere al Signore il dono di grandi peccatori senza tardare, è sorprendente se si pensa che esce da un cuore abituato a ripetere con i confratelli e con i fedeli :«Manda senza più tardare sacerdoti e operai santi alla tua Chiesa». P. Marrazzo, senza nulla togliere al comando di Gesù: «Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe», sa di essere operaio nel campo del Signore, per questo si angustia quando vien meno il lavoro. L'operaio è pronto a raccogliere il grano maturo, a portare la pace, ma accade anche che al pastore manchi il gregge; il taxista in alcuni momenti è costretto a stare con le mani in mano perché i peccatori non si avvicinano, per questo li chiede a Dio con l'insistenza con cui chiede gli operai per il gregge senza pastore. L'invocazione rogazionista «Manda operai!» è complementare al «Mandami peccatori!».

 

"Ama Dio e il prossimo tuo"

 

Per quale ragione padre Giuseppe è sempre disponibile? Perché ama il Signore, vuole renderlo felice. Illuminato dal Vangelo sa che Gesù è felice quando può perdonare e riabbracciare i peccatori. «Non sento altra aspirazione se non di amarti e farti amare. Amare tutti, tutti, e tu sai quali sono le mie preferenze: i malati e i carcerati ecc.». Il taxista delle anime si reca anche nelle carceri perché anche là vi sono uomini e donne desiderosi di incontrare e abbracciare l'Amico che va loro incontro con le braccia aperte. Il taxista deve certamente conoscere la strada, ma deve anche accogliere le persone con un saluto e un sorriso; deve saper dialogare, ascoltare e parlare. Solo chi ama è sempre disponibile! Il mercenario ha sempre l'orologio in mano, preoccupato della ricompensa, del giusto salario. Il mercenario, scaduto l' "orario sindacale", espone il cartello con scritto "fuori servizio" ... "torno più tardi".

 

E la ricompensa?

 

In conclusione possiamo chiederci: «Qual è stato il salario del taxista delle anime?». La risposta si trova in una lettera indirizzata ad una figlia spirituale. «Perdonare è una gioia divina! Quanto più misera è l'anima, quanto più grande il suo pentimento tanto più grande è la gioia del sacerdote. Queste sono le gioie che incontro nel mio ministero». E continua: «Gesù dice che: "c'è gioia in cielo per un peccatore che si converte". Forse non hai provato la gioia di perdonare come l'ho provata io dinnanzi alle anime traviate, ma pentite. Mi sono immedesimato nella gioia che ha provato Gesù».

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Giugno 2018 12:43
 

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