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L'arte del perdono

Padre Giuseppe Marrazzo rcj:

Voglio essere una preghiera vivente

(Aforisma 361)

di Luigi De Cristofaro 

Il piccolo libro L’arte del perdono. Aforismi del Servo di Dio Padre Giuseppe Marrazzo, curato da P. Agostino Zamperini rcj, presenta la figura ed in particolare la spiritualità del sacerdote rogazionista, del quale è in corso la causa di canonizzazione, attraverso una serie di brevi riflessioni e sintetiche meditazioni, in tutto quattrocento, alcune in forma di aforisma, altre esposte attraverso espressioni maggiormente elaborate. Il pensiero formulato nel testo n. 361, che dà il titolo a questo breve intervento, sintetizza in maniera completa la personalità dell’Autore, che ha vissuto per quasi cinquant’anni dedicandosi per lo più del sacramento della riconciliazione presso il santuario di S. Antonio annesso alla Casa Madre dei padri Rogazionisti a Messina. Il carisma della confessione è stato senz’altro quello più evidente del padre Marrazzo, che sotto questo aspetto può trovare delle analogie con altri personaggi del Novecento quali s. Pio da Pietralcina o p. Felice Cappello sj, il ‘confessore di Roma’. Lo stesso padre Giuseppe si riconosceva principalmente in questa specifica vocazione, come appare evidente in molti dei suoi appunti personali, come si legge in particolare negli aforismi 314-316, ma anche in molti altri, adesempio nei testi n. 135, 143, 225, 228, 229, 230, 292, 354, 364. In alcuni di essi egli fa riferimento a illustri predecessori più o meno recenti nell’ «arte del perdono», comeil cappuccino s. Leopoldo da Castelnuovo menzionato nel testo  n. 336 e s. Giovanni Maria Vianney (il s. Curato di Arles) nel testo n. 126. Si tratta di una carisma vissuto in maniera pienamente conforme al mandato evangelico espresso inMt. 10.8: «guarite i malati, resuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» in virtù dellaexousía(Mc 6.7: Lc. 9.1) donata ai Dodici (cfr. Mc. 6.7-13; Lc 9.1-6), esercitato principalmente nel confessionale come anche nell’assistenza ai malati ed ai poveri. Ma soprattutto vissuto facendosi egli stesso strumento di misericordia fino a provare «gli stessi sentimenti di Cristo», attraverso quella commozione interiore e intima che riecheggia proprio il passo del rogate (Mt. 9.36: esplanchnísthē) che ha indirizzato tutta l’esperienza umana e sacerdotale di s. Annibale Maria di Francia, e che, per padre Marrazzo aveva come oggetto ogni singolo penitente nello zelo, che egli stesso descrive come una sete, di ricondurre le anime a Dio. Si vedano a tale proposito, ad esempio, gli aforismi n. 214, 219, 244, 260, 261, 300, 325, 327, 328, 371.

La lettura dei testi proposti pone, però, in evidenza anche altri ‘carismi’ ricevuti da padre Marrazzo, talvolta espressi anche mediantel’autoironia tipica di alcuni santi, come Thomas More (100, 147, 224, 389).Innanzituttol’amore per la persona di Gesù (156, 193, 195, 205, 213, 217, 233, 257, 277, 298, 383) e per Gesù Sacramentato (165, 172, 198, 241, 242, 292, 367, 376), che è ovviamente una caratteristica essenziale, non solo della santità come viene comunemente intesa, ma in realtà costitutiva, quasi tautologica, dell’esse ‘cristiano’: non è possibile essere cristiani senza amare realmente Cristo. Un aspetto dei pensieri di padre Giuseppeche più colpisce il lettore è la semplicità, umile e dunque sincera, che lo rivela dotato di un ulteriore carisma, quello della c.d. ‘infanzia spirituale’ (249, 331, 333, 362, 386), in maniera analoga a s. Teresa di Lisieux: «in verità vi dico (amènlégohymîn), chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, giammai (oumè) entrerà in esso »(Mc 10. 15; Cfr. Lc 10. 21). L’insistenza in questa sede ai riferimenti alla Parola di Dio e in particolare alla lettera del Vangelo non è arbitraria, ma mostra come la vita di p. Marrazzo sia stata aderente ad esse e evoca le figure di maestri di spiritualità come S. Francesco d’Assisi (202), S. Ignazio di Loyola (221, 222, 236, 329), S. Giovanni della Croce (270, 301). Un aspetto non secondario, inoltre, che emerge in particolare nell’elaborazione della «maternità sacerdotale» (142, 159, 164, 194 ecc.), uno dei capisaldi della spiritualità del Marrazzoè il carisma della devozione Mariana (251, 259, 279, 307, 309, 320, 332, 339, 342, 387), coltivato finda ragazzo, quando era stato allievo di p. Pantaleone Palma (altro rogazionista in odore di santità) presso la Scuola Apostolica di Oria. L’aforisma n. 167 «Facciamoci santi: è l’unica cosa necessaria» (cfr. n. 168 e n. 170) sintetizza, infine, la vita del Servo di Dio, quasi uno slogan anch’esso corrispondente al dettato evangelico, quale si legge in Lc 10.42: «di una cosa sola c’è bisogno (khreía). Maria infatti si è scelta (exeléxato) la parte buona (tènagathènmerída) che non le verrà tolta (oukaphairethésetai)».

 

4 dicembre 2015

 

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