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“Sognando il carcere”

Signore, voglio amarti e farti amare. Amo tutti, e Tu conosci le mie preferenze: i ma lati e i carcerati». Il cuore di padre Giuseppe batte per tutti e per alcuni in particolare. Bisognerebbe dire con più precisione che il suo cuore batte solo per Gesù presente in tutti e in modo particolare negli ammalati e nei carcerati: «Ero ammalato e carcerato e mi avete visitato». 

DAL CAPEZZALE AL CARCERE

Il primo amore di don Peppino è stato per Gesù presente negli infermi; questi lo hanno condotto a visitarLo presente nei carcerati. Da sempre, quando non era impegnato nelle confessioni, visitava gli infermi. Un giorno, per una serie di provvidenziali circostanze, fu condotto a visitare un’inferma “speciale”: Angelina Crisafulli, alla quale quotidianamente porterà la Comunione.

Questa ragazza, che don Giuseppe invocherà come santa, era da anni inchiodata a letto. Ragazza brillante, solare ed intelligente. Era fidanzata; l’amore per Felice, il fidanzato, era sincero, ma non l’accecava. Non l’avrebbe mai sposato se non si fosse impegnato nel lavoro, glielo aveva detto con fermezza. Felice continuò sulla stessa strada e quando fu definitivamente rifiutato prese un revolver e sparò per uccidere Angelina. Questa rimase paralizzata e Felice finì nel carcere di Augusta. Fin dal primo incontro con Angelina don Peppino sentì parlare di Felice verso il quale l’inferma non nutriva rancore, anzi pregava sinceramente per la sua conversione e giunse a pensare che il Signore aveva permesso quella tragedia per il bene del fidanzato. 

“VADO A TROVARE GESÙ”

Ecco come egli stesso, all’ombra dei giardini pubblici, racconta la prima improvvisata visita a Felice. «Ho preparato tutto per andare ad Augusta e incontrarmi con Gesù carcerato: “Ero carcerato e mi avete visitato”. Ho trascorso la notte sognando il carcere. Sono partito alle 5 per andare da Gesù carcerato; dopo aver chiesto la benedizione alla Mamma Celeste ho ricevuto quella della mamma che la sostituisce sulla terra (= la mamma sacerdotale). Sono andato ad Augusta a visitare Felice, fidanzato di Angelina. Fu un incontro commovente da fratello a fratello; ci siamo abbracciati e baciati. La mia visita è stata un’improvvisata e quindi maggiormente gradita. Felice era contentissimo. Ho letto gli appunti consegnatimi da Angelina e gli ho fatto ascoltare il saluto che Angelina aveva registrato. Abbiamo parlato circa due ore sotto lo sguardo paterno del P. Giardina, cappellano delle carceri. Per tutta la giornata ho vissuto una gioia insolita che scaturiva dalla visita a Gesù carcerato: “Ero carcerato e mi avete visitato”. Grazie alla Mamma che mi ha assistito». 

“CARO STEFANO, ECCOMI QUI!”

Parecchie persone si rivolgono a don Peppino perché raggiunga i reclusi, dica loro una parola buona. Egli non si tira indietro, l’amore per “Gesù carcerato” non conosce barriere né distanze e raggiunge tutti come può. Sappiamo che aveva relazioni epistolari con carcerati/e di Alessandria e Trani. Quotidianamente pregava per loro. Il 25 marzo 1973 scrive una semplice e cordiale lettera all’ergastolano Longobarti Stefano recluso nel carcere di Alessandria. «Caro Stefano, ti benedico con tutto il cuore. Non ti conosco, non conosco il tuo volto, il tuo carcere, il motivo per cui sei stato recluso per tutta la vita, non conosco nulla di te; so però che hai chiesto di poter comunicare con un cuore amico, avere la gioia di comunicare con un tuo fratello: eccomi qui! Ecco il mio cuore per accogliere amarezze e donarti un po’ di conforto. Gesù ha detto: “Ero carcerato e siete venuti a visitarmi”. Caro Stefano, guardo in te Gesù stesso che chiede aiuto in te e con questa lettera vengo a visitarti per abbracciarti come un fratello. Gesù disse pure: “Venite a me voi che siete affaticati e stanchi e io vi ristorerò”. Le stesse parole ripeto per te. Fatti coraggio! Ogni giorno sarai con me nella santa Messa invocando su di te le benedizioni di Dio. Nel santo Rosario quotidiano ti raccomando alla Mamma celeste affinché ti dia la forza, la grazie di santificare la tua sofferenza. Amiamo Gesù e ci sentiamo vicini, uniti. Ti benedico con tutto il cuore. Tuo P. M».

 

“Ammalata visitata giornata guadagnata!”

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