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Mamma Concetta: prima educatrice di don Peppino

di Agostino Zamperini

 

Vorrei invitarti ad individuare il volto del tuo primo educatore o educatrice. Probabilmente la memoria ritorna sui banchi di scuola. Ma, a ben considerare le cose, anche tu hai ricevuto la prima educazione da una persona prima ancora di conoscerla: mi riferisco alla mamma. Mamma Maria Concetta è stata determinante nell’educazione del figlio Giuseppe, come egli stesso ricorda in più occasioni. Nel 1957, e precisamente il 31 gennaio (per i Rogazionisti è la festa del ringraziamento), padre Marrazzo avverte la necessità di ringraziare il Signore che gli ha «dato una mamma tanto buona e un’altra mamma [sacerdotale], che riconosco come un tuo dono speciale, che veramente mi ha educato ai più bei sentimenti verso di Te. Tu, Signore, benedici l’una e l’altra, perché a tutte e due voglio ugualmente bene».

Il 16 giugno 1970 padre Giuseppe si trova sul treno che lo conduce da Messina a Carovigno (Br) per le esequie della genitrice. Non ha «avuto la possibilità di darle un ultimo saluto nel fare ritorno a Te, Signore, ma pazienza, forse fu un bene, perché così conserverò il suo volto vivo nella mia mente e nel mio cuore».

 

LA FORZA DELL’ESEMPIO

Nonostante gli scossoni del convoglio, affida i suoi sentimenti all’inseparabile diario. Ecco cosa scrive con grafia tremolante: «Gesù, accogli nel Tuo regno beato, nel regno del Tuo eterno infinito amore, Colei che mi portò nel seno e che m’insegnò per prima ad amarTi. Lo ricordo vivamente come ci teneva che io Ti amassi, crescessi accanto all’altare del Tuo amore; come desiderava e pregava perché io fossi il Tuo Sacerdote, quanto, quanto pregò! Come voleva che noi figli fossimo educati al Tuo Amore!».

Mamma Maria Concetta è stata la prima educatrice di padre Marrazzo. Ci teneva che i figli amassero il Signore e li ha educati a crescere secondo la legge dell’amore insegnata da Gesù, sostenendoli con la preghiera.

Mamma Concetta aveva chiaro l’obiettivo e il metodo dell’ educazione: insegnare ad amare, sostenuti dalla preghiera, dando il buon esempio, in modo da insegnare sempre e dovunque, a tempo pieno: «Quanti begli esempi di amore a Te, alla Tua Mamma mi ha lasciati scolpiti nel cuore!». Peppino, sebbene piccolo, aveva visto e compreso che la mamma «era estranea alle cose mondane, viveva di sacrificio per vederci tutti buoni».

I figli sono tutti uguali! Un mantra che si ripete da generazioni! I figli sono tutti diversi e i genitori lo sanno; per questo amano tutti in modo diverso, secondo le sensibilità di ogni figlio. Peppino era consapevole che la mamma nei suoi confronti aveva «un trasporto particolare, e i miei fratelli e sorelle non avevano da lamentarsi». Questo “amore particolare” era giustificato, anzi richiesto dalla situazione e dalla missione del figlio. Infatti «la mamma sentiva il bisogno di amarmi particolarmente, sia per la mia missione, sia perché costretto a star lontano da lei».

 

EDUCATORE E TESTIMONE

Se è vero, come ricorda Sant’Annibale che «per bene educare, bisognerebbe che uno fosse teologo, filosofo e santo», possiamo dire che padre Marrazzo è stato un buon educatore perché, pur non essendo filosofo, è stato certamente teologo (nel senso che conosceva Dio vivendo la vita teologale) ed è stato santo. Il santo, infatti, anche se non è laureato in teologia, “ha studiato teologia in ginocchio”. Ha incontrato Dio faccia a faccia impersonando la santità.

Il dott. Guglielmo Parisi, che fin da piccolo ha frequentato quotidianamente il Santuario di sant’Antonio considerandolo “casa sua”, ricorda che «Ci parlava della sua vocazione, ma non sono queste le cose che mi colpivano. Mi colpiva invece come lui fece il prete e l’educatore».

E ancora: «Padre Marrazzo era un uomo deboluccio nel fisico, perché si trascurava, ma spiritualmente era fortissimo. Non si scoraggiava o sconfortava. Era uomo mite e paziente, un educatore per noi».

L’avv. Maria Giuffrè, che ha frequentato il Servo di Dio fin dalla tenera età di 6 anni e a lui legata da vincoli spirituali, attesta: «Fu mio educatore. Nutro grande rispetto per lui. … Se io oggi sono qui è perché lui mi ha educato». Il dott. Antonio Lanzellotti, di professione medico, attesta che «Padre Marrazzo ci educava col suo esempio». Era un educatore che amava stare con i suoi ragazzi, condividendo momenti di preghiera e d’impegno, ma anche giocando e cantando con loro; un uomo mite ed esigente, capace di richiamare e correggere al momento giusto senza lasciarsi trascinate dall’ira. L’ex alunno Giampiero Comi ricorda di non averlo «mai visto impaziente; ha rimproverato qualche mio compagno ed anche me, ma per giusto motivo. Fungeva da padre. Portava avanti un discorso educativo anche senza dire sempre “si”».

Il vero educatore è un testimone esigente con sé stesso, capace di amare paternamente i suoi ragazzi e, per il loro bene, sa anche dire “no” con mite fermezza.

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